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8/29/2008 I Don’t Even Know
Divertente, originale, simpatico gioco in cui dovrete capire come superare tutti i 27 livelli con delle semplici azioni assolutamente 'intuitive'. :D Risolvete gli enigmi di ogni quadro e ingegnatevi per capire come poter superare i vatri stage... in fondo, capito il meccanismo, neinte è difficile ma tutto asolutamente divertente! Per giocare usate il MOUSE per interagire con i personaggi e gli elementi del gioco.
10/29/2007 Roberto Cavalli al
Roberto Cavalli ha deciso! Cosa? Ha deciso di "regalare" emozioni anche alla gente comune come noi, progettando dei bellissimi abiti... qui sottog uardate le interessanti foto...
Janne & Eva Cavalli si stanno mettendo
d'accordo per la produzione
dei vestiti all' H&M.
Ecco Roberto Cavalli in posa davanti agli obiettivi.
Totalmente pronto a donare le sue idee.
Le seguenti foto sono "anteprima" dei progetti di Cavalli per H&M






Per gli uomini....

Come vi sembra? io, ovvio, correrò a vedere H&M... :)
10/25/2007
Nicole richie è sempre una tra le mie preferite,perchè sa benissimo come mischiare i colori degli abiti in modo da trasformarsi in una Diva con la "d" maiuscola!!!!!!
 Particoalre: scarpe vellutate rosse con i tacchi!!
 Particolare: gli occhiali grandi!!!!
Attenzione: qui sotto potete imitare Nicole Richie, spendendo molto meno!!
Le foto sono opera del proprietario di http://missmantyniemi.blogg.se/m_052007.html
I gioielli amati da Nicole sono i seguenti:

Spero che vi piaccia il post.... mua mua!!!
9/20/2007 MINI ABITO VINTAGE KATE MOSS STYLE TG. 38 ITALIANA
NUOVO CON CERNIERA A LATO DAVVERO ORIGINALE E INTROVABILE PROVENIENTE DALLA MITICA LONDRA LA CAPITALE DELLA MODA!!
L'ho comprato su e-bay. Anzi dovrei spiegarmi meglio: l'ho comprato accidentalmente. Ho visto che partiva da 0,01 e doveva scadere. Ho cliccato pensando che un centesimo non mi faceva piangere, anche se il vestito non è SUPER.Ma poi ho guardato che le spese di spedizione è 14 euro. Ma porc....... Scusate per le parole che avrete capito! Certo 14 euro non è tanto ma con questi avrei potuto comprarmi una SUPER mascara allunga-volume! Vabbè, non potevo cambaire idea, alla fine il migliore offrente sono io e ho pagato. Mo' spero solo che, una ovlta arrivatomi, sotto i miei occhi sarà più bello di quanto immagino. 9/12/2007 Sono tornati di moda gli stivali cortissimi fino alla caviglia, punta tonda... preferibilmente di colore beige, marrone o nero... Io ho un paio simile, ma a punta, comprato quattro anni fa. Vecchi ma in forma. :) Li ho lasciati nella scarpiera non indossandoli più da tre anni aspettando che tonasse di moda... ed eccoli divenuti utili!! Li indosserò finalmente wow!!!
Oppure dei fantastici stivali corti comunque, ma che arrivano fino a metà gamba inferiore, stile cowboy, punta smepre tonda... Io ne ho un paio beige chiaro, in tinta con la mia borsa e la mia cintura di PRIMA CLASSE!
7/30/2007
E' da un pò di tempo che mi piacciono le borse dallo stile "freddo" e geometrico come quelle di Hermes, la marca delle borse più amata dalla signora Victoria Beckman. Le ha da sempre insieme ai suoi abiti scuri, aderenti e da donna in carriera e alle sue scarpe dai tacchi vertiginosi di colori tenui. Che ne dite delle borse di Hermes? Non sono fantastici?
7/13/2007 Sapete qul'è la mia autrice preferita? Deve essere una che sa farmi ridere anche quando rientro stanca e stressata per via del lavoro, deve essere capace di assorbirmi le energie , deve farmi sentire simile alla protagonista...
Io l ho trovata! Perfetta, bravissima e unica! E' Sophie Kinsella!
Il suo ultimo libro è il seguente, LA DEVO COMPRARE ASSOLUTAMENTE!!! XD :
Becky Bloomwood è più felice che mai. Il suo matrimonio va a gonfie vele. Luke, suo marito, sta per concludere l'affare più importante della sua carriera che li farà diventare miliar-dari. Becky è personal shopper in un elegante negozio appena aperto a Londra. E, soprattutto, è incinta! Ogni cosa deve essere perfetta per la nascita del bambino. La neofamiglia deve trovare una casa adatta, possibilmente con una cucina dotata di macchina per il sushi, una terrazza con il barbecue e un guardaroba su misura per le scarpe. E poi bisogna far fronte a tutte le possibili esigenze del futuro baby Brandon. Non può certo mancargli una minuscola vestaglia Ralph Lauren, una tutina da sci, un vestitino rosa da fata con tanto di ali, nel caso fosse una femminuccia, una culla con un sistema per il controllo della temperatura e un proiettore con ninnanna incorporato... Ma Becky non si perde d'animo. In fondo lo shopping la aiuta a superare le nausee mattutine. E come se non bastasse, per affrontare nella maniera più responsabile questa delicata fase della sua vita, la neomamma non può fare a meno di avere un appuntamento con la dottoressa Venetia Carter. E' lei la ginecologa delle star, la più richiesta del momento, solo lei può seguirla fino al parto tra massaggi thai e fiori di loto. Becky deve riuscire a incontrarla a tutti i costi. Quando finalmente ci riesce e tutto sembra sotto controllo, iniziano i guai. Gli affari di Luke cominciano ad andare male, il negozio dove lavora Becky non riesce a decollare e, soprattutto, la straordinaria Venetia Carter altro non è che un'affascinante ex fidanzata di suo marito... e le cose si complicano. Con I love shopping per il baby, Sophie Kinsella ritorna alla fortunata serie di "I love shopping" proponendoci una Becky Bloowood in dolce attesa, più esilarante e irresistibile che mai.
La scrittrice è diventata famosa e popolare grazie al suo primo meraviglioso, divertente libro, che mi ha consumato gli occhi... ma che mi ha restituito una gran gioia...
Becky vive a Londra e lavora come giornalista finanziaria in una rivista di settore. Il suo compito è quello di indirizzare i lettori verso le forme di risparmio più oculate e gli investimenti più sicuri, proprio lei che è l'esempio più disastroso di compratrice compulsiva. La seguiamo tra conferenze stampa, lavoro d'ufficio e incontri sentimentali, nelle più incredibili avventure di acquisti di ogni genere, nei suoi tentativi maldestri di porre freno a una continua emorragia di denaro. La buona volontà nel tentare di seguire un manuale di self-help per frenare la sua mania compratoria non basta e così assistiamo alle sue fughe tragicomiche dai creditori.
Gli altri suoi libri pubblicati, in ordine crescente:
Continuano le tragicomiche avventure di Becky, inguaribile regina dello shopping. Alla fine del primo romanzo, Becky dispensava consigli finanziari in TV, ora il fidanzato Luke le chiede di trasferirsi con lui a New York e lei non sta più nella pelle dalla gioia. Le mille luci di New York, con tutti quei negozi e quelle vetrine piene di tentazioni! Ma il nuovo motto di Becky è ora: "Compera solo ciò di cui hai veramente bisogno" e lei è convinta di potersi trattenere, ma non sa che grosse nubi si addensano all'orizzonte e che ancora una volta dovrà tirarsi fuori dai guai.
Per Becky Bloomwood le cose sembrano andare finalmente per il verso giusto: dopo varie peripezie economico-sentimentali ha trovato il lavoro dei suoi sogni, la 'personal shopper', e vive felice e spensierata in un favoloso appartamento a Manhattan con il fidanzato Luke che le ha anche chiesto di sposarla. Ma con il matrimonio la vita prende di colpo una piega inaspettata. La mamma di Becky vuole a tutti i costi che lei si sposi nel giardino della loro casa, alla periferia di Londra, circondata dall'affetto della sua famiglia e dei vecchi amici; mentre la terribile madre di Luke ha in mente ben altri piani nella sfavillante New York. Becky non vorrebbe deludere nessuno, e così, fedele alla sua beata incoscienza, decide di divertirsi un pò a provare abiti da sposa, assaggiare torte e preparare liste di nozze. Ma il tempo vola, dalle due parti dell'oceano fervono i preparativi e improvvisamente Becky si rende conto di essere nuovamente nei guai. Perché la sposa è una, lei, ma i matrimoni sono due, in due continenti diversi, lo stesso giorno...
Becky Bloomwood, ora felicemente sposata, è di ritorno a Londra dopo una luna di miele in giro per il mondo durata dieci indimenticabili mesi. Solo qualche incrinatura qua e là, a dire il vero, qualche piccolo screzio con Luke riguardo ai suoi acquisti non sempre così necessari: le giraffe di legno intagliate comperate in Malawi, per esempio, e quel batik balinese cui non poteva proprio rinunciare e le venti vestaglie di seta cinese, tutte uguali, ma possono sempre venire utili. In fondo si tratta solo di qualche piccolo souvenir. Ma che sarà mai! Il suo matrimonio è comunque un sogno... Purtroppo, si sa, la vita non è tutta rose e fiori, e Luke è stato categorico: basta spese inutili, d'ora in poi controllerà personalmente il budget familiare. E così quando Becky rimette piede a casa è un po' giù. L'ex giornalista economica e personal shopper non ha più un lavoro, si sente sola e la sua adorata Suze sembra aver trovato nel frattempo una nuova amica del cuore. E in più non può spendere! Come se non bastasse i suoi genitori si comportano in modo bizzarro, sembrano quasi in imbarazzo, come se le nascondessero qualcosa... Ma quel qualcosa è in realtà una notizia incredibile! Becky ha una sorella! E per giunta quasi sua coetanea. Becky non sta più nella pelle, non vede l'ora di incontrarla. Finalmente qualcuno con cui condividere tante cose divertenti. Qualcuno con cui fare shopping, scegliere scarpe, vestiti e regali. Becky non è mai stata così entusiasta in vita sua! Perché sua sorella sarà sicuramente come lei... o no? Dopo lo straordinario successo di Sai tenere un segreto? (2003), Sophie Kinsella ritorna alla fortunatissima serie di I love shopping con questo nuovo capitolo delle esilaranti avventure di Becky Bloomwood, che con la sua verve irresistibile e la sua freschezza ha ormai conquistato milioni di lettori affezionati in tutto il mondo.
"I LOVE SHOPPING PER BABY" credo sia l 'ultimo libro che parla dell'avventura di Becky Blomwood... ma nons i sa mai. Potrebbe continaure con un titolo simile "I LOVE SHOPPING CON MIO FIGLIO"
Ci sonoa ltri due libri diversi fra loro scritti sempre dalla meravigliosa autrice Sophie Kinsella:
Come tutte le ragazze del mondo Emma ha i suoi piccoli segreti. "Era uno sconosciuto. Credevo fosse uno sconosciuto. Ma il punto è che gli sconosciuti scompaiono nel nulla e non li vedrai mai più. Non si materializzano in ufficio. Non si rivelano essere il tuo capo megagalattico. Be' posso solo dire che mi servirà di lezione. Non racconterò più niente a chi non conosco. Mai più." Emma Corrigan è una ragazza come tante altre. Conduce una vita senza grandi scosse, lavora come assistente marketing in un'importante multinazionale, ha un boyfriend simpatico; ma in fondo, come tutte, sogna una vita diversa e, come tutte, ha i suoi piccoli segreti. Emma ha un terrore folle dell'aereo e quando, nel suo primo viaggio di lavoro, si trova ad affrontare un volo molto turbolento, il panico si impadronisce di lei e ha paura di morire. In preda a un incontrollabile nervosismo, racconta tutto, ma proprio tutto, di sé al vicino di posto. Un americano che ascolta divertito tutti i suoi segreti più intimi. Emma naturalmente sopravvive e il mattino seguente si reca in ufficio, ormai dimentica della brutta avventura, pronta ad accogliere, come tutti gli altri colleghi, il fondatore della società per la quale lavora, in visita alla filiale inglese. E l'uomo, naturalmente, è l'americano a cui lei ha confidato tutto in aereo... Dopo la fortunata serie di "I love shopping", Sophie Kinsella ci regala una commedia sofisticata e brillante, con una nuova irresistibile protagonista che ci farà, ancora una volta, ridere e commuovere con lei. Sai tenere un segreto? sancisce il successo di un'autrice dallo stile inconfondibile, capace di trasmettere calore freschezza e autenticità con grande semplicità e senza artifici.
Il mio nome è Samantha. Ho ventinove anni. Non so far funzionare un forno o attaccare un bottone, ma sono capace di modificare un contratto di finanziamento societario in modo da far risparmiare al mio cliente trenta milioni di sterline A soli ventinove anni Samantha Sweeting è già la star di un noto studio legale di Londra. Pochi minuti di una sua consulenza valgono una fortuna. Lavora giorno e notte ed è tutta concentrata sulla carriera. Ma proprio mentre aspetta con ansia di essere nominata socio dello studio si accorge di aver commesso un errore, una svista che le costerà il posto. Sconvolta, fugge dairufficio e si ritrova in aperta campagna con il cuore in tumulto. Chiede informazioni in una splendida casa e per un malinteso viene scambiata dai proprietari per una delle candidate al posto di governante di cui sono alla ricerca. Loro non sanno che stanno per assumere una ragazza dal quoziente intellettivo stratosferico e, dal canto suo, Samantha non ha la più pallida idea di cosa significhi tenere in ordine una casa... È una vera catastrofe domestica. Ma non può tornare indietro e decide di rimanere, almeno per un po'. Così, grazie all'aiuto e all'amore del giardiniere, piano piano Samantha comincia a entrare in sintonia con il suo nuovo stile di vita. E quando il passato torna a bussare alla sua porta, deve prendere una decisione. Che cosa vuole veramente? Tornerà alla sua vecchia vita? La regina della casa è la storia di una ragazza che ha bisogno di rallentare. Di trovare se stessa. Di innamorarsi. Di cominciare finalmente a vivere. E di scoprire a cosa serve un ferro da stiro. Dal talento inimitabile di Sophie Kinsella, una nuova e adorabile commedia romantica che farà la felicità di milioni di fan nel mondo.
6/7/2007 Una bambina sorda di 7 anni, morta a causa di una meningite batterica fulminante, provocata dall'impianto cocleare - La sua madre racconta come succedeva alla sua piccola
Una ragazza di Omaha è morta per meningite batterica durante il week-end dopo avere deteriorato molto velocemente. Katie Engle ha 7 anni, era una studentessa della scuola di seconda elementare di Washington. Sua madre, Roxanne, ha raccontato che la sua ragazza era rientrata dalla scuola a casa venerdì e non si sentiva bene. Era morta proprio il seguente giorno.
Ebbe il primo sintomo - un mal di testa - che si rivelava alcuni giorni dopo l'operazione. Katie è stata ammessa ad un ospedale venerdì. Engle ha indicato che la sua ragazza ebbe anche gli altri sintomi legati alla meningite batterica che includono il vomito, la febbre e la letargia, finché arrivò all'ospedale. I medici di Katie le somministravano qualcosa e allora cominciava a sentirsi meglio.
" Toglie l'impianto di impulso e dice, " sto meglio adesso. Voglio andare a casa" " dice Engle. Ma la meningite aveva fatto gonfiare il cervello di Katie, e ciò l'ha ucciso infine. Engle continua: "La meningite batterica secondo i medici non è contagiosa. Credono che deve avere a che fare con l'impianto cocleare. Hanno detto che poteva essere impedita con una vaccinazione. Avevo provato, ma erano sempre fuori"
La famiglia ha dato gli organi di Katie.
clicca il seguente indirizzo dove c'è l'originale articolo della bambina defunta
http://www.sourds.net/FEVRIER2007-20.htm
Intanto lascio qui una bella poesia che fa riflettere sia chi non sente sia chi sente. Un modo per capire il mondo delle minoranze. Un modo per comprendere chi non può sentire. Un modo per ascoltarci di più. Un modo per difenderci dai "dottori" che vogliono solo i soldi, non per aiutarci a trovare la nostra identità. Un modo per toglierci le mani dagli occhi che non vogliono imaprare.
DEVI ESSERE SORDO PER CAPIRE di WILLARD J. MADSEN (Traduzione di P. Marra) Che cosa c'è di più terribile che "sentire" una mano?
Devi essere sordo per capirlo!
Che cosa c'è di più terribile che essere un bambino,
a scuola, in una stanza vuota di suono
con una maestra che parla e parla e parla;
si aspetta che tu abbia capito le sue parole?
Devi essere sordo per capire.
0 quando la maestra pensa che per farti felice
basti insegnarti a parlare con la tua voce;
come se tu fossi un giocattolo rotto
nelle mani di un bambino ignaro
che ti strapazzi per ore ed ore senza fine e pietà,
prima che venga fuori un verso che assomigli a un suono?
Devi essere sordo per capire.
Che cosa c'è di più terribile che avere la tentazione
di conoscere tutte le verità del mondo
e di volerle conoscere con le tue sole forze,
e poi scoprire che questo tuo desiderio
è destinato ad andare in fumo
e allora ti rivolgi a un fratello, a una sorella, a un amico
perché ti guardino per darti una risposta
e che invece ti dicono, "ma di che ti impicci, lascia perdere"
Devi essere sordo per capire.
Che cosa c'è di più terribile
che starsene in un angolo in castigo,
pur sapendo di non aver fatto niente di male,
se non di esserti azzardato ad usare le mani
per comunicare a un fratello del silenzio
un pensiero che ti è venuto in mente
Devi essere sordo per capire.
Che cosa c'è di più terribile che vedere qualcuno gridare,
qualcuno che è solo convinto di aiutarti a sentire;
o interpretare. male le parole di un amico
che non vuole far altro che aiutarti a capire,
mentre tu credi che voglia prenderti in giro?
Devi essere sordo per capire.
Che cosa c'è di più terribile di quando ti ridono in faccia,
solo perché tu cerchi di ripetere le parole degli altri
proprio per essere sicuro di aver capito bene,
e poi ti accorgi che non avevi capito niente
e allora vorresti gridare, "Ti prego, fratello, aiutami!"?
Devi essere sordo per capire.
Che cosa c'è di più terribile che pendere dalle labbra
di qualcuno che sente per te al telefono un amico;
o far telefonare a una ditta
ed essere costretto a svelare le tue cose più intime,
e poi scoprire che le tue parole
non sono state "tradotte" chiaramente?
Devi essere sordo per capire
Che cosa c'è di più terribile che essere sordo e solo
in compagnia di quelli che possono sentire
che tirare ad indovinare mentre si cammina,
perché non c'è nessuno che ti tenda una mano
mentre tu cerchi di destreggiarti tra le parole e i suoni?
Devi essere sordo per capire.
Cosa c'è di più terribile che incontrare per strada
uno sconosciuto che all'improvviso
apre la bocca per chiederti qualcosa
le parole corrono veloci sulle sue labbra
e tu non riesci a capire nulla,
perché lui non sa che tu ti sei smarrito
a rincorrere la sua voce?
Devi essere sordo per capire.
Che cosa c'è di più terribile che capire
le agili dita dei sordi che descrivono una scena,
e che ti fanno sorridere ed essere sereno
con la "parola parlata" di una mano che si muove
e che ti aiuta in qualche modo a far parte del mondo?
Devi essere sordo per capire
Com'è terribile "sentire" una mano.
Sì, devi essere sordo per capirlo!
6/6/2007
AMANDA BYNES MISCHA BARTON VANESSA MINNILLO
Come sono fashion le giornate mattituine per quelle vip,anche se escono solo o per far passeggiare il tuo cane o a far spese o per far un giretto!
Se esci di mattina la moda di solito è casual, transandata, con un certo tocco di eleganza...
Amanda bynes preferisce i capi casual-militare ma con le scarpe super eleganti, mentre mischa barton per portare fuori il canme sceglie capi anarchichi. Vanessa Minnillo (preferita da me) pensa che è fondamentale colpire con l'esaltanza dei colori più alla moda anche nei vestiti sportivi, capelli curati e gioielli che illuminano.
5/30/2007 Si credo che lo sappiate
che lui, solo lui,
è la mia VITA.
Il mIo SoLe
La MiA lUcE
iL mIO dOlORe
Cmq è solo
semplicemente LUI
con i suoi difetti
con i suoi pregi...
E' meraviglioso posare la mia mano nella tua
lo sguardo di una donna innamorata come me nel tuo...
per dirti che il mio amore per te è così vero... così come è vera la natura
dove l'amore è eterno : la luna con la sua terra... il giardino coi suoi fiori...
il lago coi suoi pesci...la notte con le sue stelle...
le api intorno al miele... i girasoli innamorati del sole
il mio amore... non posso paragonarlo a quello fra Romeo e Giulietta... perchè è fiabesco... non può essere uguale a quello fra Dante e Beatrice... perchè è poetico...
il nostro è solo e semplicemnte profondo... tu e io... insieme laddove sorge il sole di colore verde... laddove il cane miagola mentre il gatto abbaia... laddove tutto è sottosopra, capovolto...
ti amo così... dal profocndo del cuore...
insieme per sempre! tu... io... UNA COSA SOLA! 5/22/2007 Non doveva piangere. Uno come lui non doveva avere attacchi di piagnisteismo. Ma perchè quelle lacrime non gli davano retta? Uscivano prepotentemente sferrando le ciglia e corsero lungo le guance un po’ scavate, per poi saltarsi nel vuoto. Si strofinò con forza gli occhi imponendosi ad essere più duro con se stesso. Come ogni umano dovrebbe sentirsi normale. Il pianto fa parte della vita, normalmente spinto dal dolore, dalla delusione, dallo stress, dalla rabbia o dalla gioia e dalla commozione. Ma lui non si sentì normale. Non aveva più pianto da molto tempo. E ora come se le lacrime si fossero accumulate dentro le borse degli occhi ed ecco lo scoppio della fine! Quando si rassegnò che le lacrime non potevano smettere, si accorse che una parte della lettera era bagnata e stropicciata nella sua mano. La rilesse e ancora lacrime salirono peggio di prima. Sapeva che Gea era strana, ma non fino al punto di ingannarlo. Si, si è sentito ingannato!
6°puntata... continua... 3/28/2007
Delia's
Non so se conoscete questo nome, ma è fantastico e fresco, originale e giovane. Delia's offre una grande quantita' di borse, gioielli, vestiti, magliette con logo, scarpe, ballerine e "vestiti" per la camera da letto: tutti a prezzi accessabili !!
Le borse:
I gioielli: vedi qui c'è bracciale con orologio: molto particolare
  
Tops:
  
Magliette , canottiere, carding con logo:
  
  
  
Altro:
 
Pantaloncini e gonne:
 
Visto che l'estate sta per arrivare, avrete pensato a quale costume nuovo da indossare: vedete se potete trovare finalmente ciò che vi piace qui sotto:
 
 
Scarpe e ballerine, da sempre malattia delle donne...Io ho urlato appena le ho viste!!
  
  
  
Ecco gli arredamenti per la camera da letto: Osserva i dettagli accattivanti
 
 
Avete visto l'originalita' di DELIA'S? Se vi piace questo stile, non morite dall'idea di non averne uno modello. Potete ordinare on-line, basta cliccare su
http://store.delias.com/frontpage.do
E gia' ciò che volete sono vostre!!! Correte, ragazze!
3/22/2007 Ciao a tutti, come va?
oggi vi dico qual'è la pazzia nella moda di oggi: CAMBIARE COLORE!!!!
Prima di tutto cambiate il colore neutro, "acqua e sapone", delle unghie .... mettete il colore più nero che ci sia o rosso scuro o rosso vivace...
Ma a condizione che le unghie devono essere perfette e non rosicate, senza pelliccie... però, ragazze che mangiano le unghie, non disperatevi, cominciate ORA a curarle!!!
Se volete un nero perfetto sulle unghie come quelle delle star vi propongo questo smalto di Chanel: E' DAVVERO PERFETTO!!!
Non solo le unghie ma anche cappelli: MOLTE STAR FASHION AVEVANO CHIODO FISSO IN TESTA: ESSERE BIONDA E' UNA LEGGE! MA ORA SI TRASFORMANO DA BIONDE A BRUNE. FORSE SI RENDONO DELLA SENSUALITA' CHE TRASMETTE IL COLORE SCURO.
VEDI SOTTO EL FOTO...


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A proposito di Nicole Richie, parliamo di una cosa molto importante... avete notate quanto sia magra, quasi prossima al rischio di anoressia, anche se lei nega?! Come è possibile che una bella e formosa, con le curve pericolose, come NICOLE RICHIE, si dice brutta e grassa davanti allo specchio e inizia a mangiare poco, trasformandosi nella peggiore figura che si possa vedere...

I rischi che provoca l'ANORESSIA:
- I CAPELLI PERDONO LA FORZA E SI SPEZZANO
- LE UNGHIE PIU' FRAGILI
- I MUSCOLI SI INDEBOLISCONO, CON LA CONSEGUENZA DEL RISCHIO ELEVATO DELL'INFARTO
- IL CICLO MESTRUALE SI INTERROMPE E LA FERTILITA' DIVENTA SCARSA
- LA PELLE E' PIU' SECCA E POTREBBE ESSERE INGIALLITA
- LO STOMACO SI RIMPICCIOLISCE E SI FA SEMPRE PIU' FATICA DI DIRIGERE BENE
- LE OSSA DIVENTANO "STANCHI", INCAPACI DI SOSTENERE
- I DENTI SI CARIANO DI PIU'
- I SENI SCOMPARISCONO
- ARRIVANO LA STANCHEZZA, LO SVENIMENTO, LA SONNOLEZZA, VUOTI DI MEMORIA
UN ESEMPIO DI NICOLE RICHIE CHE VIA VIA DIVENTA PERICOLOSAMENTE MAGRA...
3/16/2007
Mi lascio trasportare
mi lascio cadere contro il tuo corpo
mi perdo laddove è il nostro mondo
solo nostro.
Amami... amami...
più che puoi
................... 3/12/2007 Jeans... infallibili, moda mai spenta... oggi però li vuole stretti stretti, aderenti... vedi le foto
Un accessorio che si accopia perfettamente con i jeans... vedi foto giù
La fascia con teschi.
Oppure questo...
un semplice foulard di colore grigio è anche un tocco glamour
2/20/2007 Caro Camillo,
ricordo con nitidità il suo grosso braccio, ma gracile, che sollevava con il minimo sforzo che aveva e che faceva un segno silenzioso con la mano, che si muoveva lentamente, che mi diceva "Ciao Principessa mia"... e mi sorrideva. Un sorriso quasi bambinesco e felice di vedermi.
Ero la sua principessa. Ero la sua donna. Ero unica che l'aveva amato davvero.
Ricordo ancora la sua mano ruvida che si posava sul mio volto ed emanava un'infinita calore. Mi strinsi contro lui, affidandomi ad ogni speranza. Mi dissi che le cose più care non potevano scomparire.
E tu? Lo sapevi già che ogni cosa finisce prima o poi? Sapevi che niente durerà per sempre? Io sono riuscita ad avere la piena conoscenza della parola "fine", quando mio padre alla fine chiuse gli occhi non mantenendo la sua promessa. Mi aveva promesso di vivere a lungo, mi aveva promesso di vedere il mio matrimonio, i miei futuri nipoti. Mi aveva promesso di chiamarmi "principessa" fra 100 anni. Invece, non ce l'ha fatta!
Le lacrime che mi sono scese disperatamente non sono servite a niente: nessuno aveva compreso il mio dolore. E nemmeno un lacrima riusciva a farlo tornare in Terra. Capii che la vita era questa. C'è sempre un punto ad ogni storia, ma per sfidare il gioco della vita e per soffrire di meno possiamo mettere noi il punto dove vogliamo.
Doveva essere così che ieri era il nostro ultimo giorno. Confesso che dopo mio padre sei l'unico uomo a cui riesco dire parole che non avrei mai avuto coraggio di pronunciare. Mi sono lasciata andare tra le tue braccia. Senza un perchè. Anzi lo sto cercando, ma mi sembra che il mio cuore reclama rabbiosamente che una parte della risposta, la so già. Ma purtroppo quelli come me cercano di dare risposta ai punti interrogativi, ma non riescono ad afferarne, perchè per noi tutte le risposte sono troppo enormi. Troppo. Come un risveglio violento dopo un lungo letargo.
Scusami, ma accetta le mie grazie.
Grazie per avermi salvata.
Grazie per avermi detto quelle parole.
Grazie per avermi accolta sulla tua moto.
Grazie per avermi baciata.
Grazie di esistere.
Gea
5°puntata... continua
2/19/2007
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Come te nessuno mai
Caro mio piccolo grande amore, in occasione di San Valentino scrivo una lettera per te. Forse le mie parole saranno insignificanti, banali, perchè, come ben sai, sono una donna un pò "timida" nel esprimermi in amore. Vorrei dirtelo in faccia. Quelle maledette parole che si arrestano sempre in gola, mentre il mio cuore tenta invano di liberarsene. E allora le lettere sembrano delle soluzioni più dolci anche se non permettono di mostrare lo spirito d'amore negli occhi. Quello spirito di vero amore venne alla luce due anni fa, tra gli ostacoli e le nostre divergenze sia nella vita sia nei pensieri. Io ero frigida, che non voleva crescere, che non voleva amare. Non ricordo se era per paura o per indifferenza. Era orrore, per me, dover sprecare gli stupidi "ti amo". Ma nel disegno del destino dovevo incontrarti e odiarti... tu un bastardo vanitoso, perchè per te ero solo una Girl Peter Pan. Solo tu, sapevi dirmi in faccia che ero bambina, che avevo troppa paura per niente. Mi facevi sentire "sciocca". E arrabbiata, perchè controvoglia cominciavo a voltarmi indietro nella mia vita e su quel lungo cammino dei sentimenti dove lasciai impronte di sole punte dei piedi trovai solo un vuoto incolmabile. Me ne avevi fatto accorgere per cui non volevo esserti riconoscente. Tuttavia, provavo uno strano sentimento per te, come se in me fu siglata una guerra civile tra l'odio e l'amore. All'improvviso contro la mia volontà persi l'orizzonte. Mi persi nelle tue parole, che pronunciavi contro di me, nei tuoi occhi di un normale castano ma sexy. Pendavo dalle tue labbra scoprendomi con una tale assurdità di essere come le altre oche innamorate. Di essere completamente cambiata. Cominciai ridicolarmente di essere più carina con te. In certe volte cercai di essere dura, ma l'amore era più forte di me e mi batté ogni volta che ti sentii. Ogni tuo sms che abbagliava sul mio cellulare mi ricordò che ero stupidamente innamorata di te. Volevo piangere per paura di essere diversa e soffrire alla fine. Ma una come me non piange e non ci riesce. Non chiedevo aiuto a nessuno, nemmeno alla mia migliore amica, perchè odiavo vederle aprire la bocca per stupore. Preferii chiudermi nel mio mondo finchè non passava. Ma non passava. Ahimè, non voleva passare. "L'amore è colui che ti entra avvelenando ogni organo e se non passa è il vero amore!" avrò letto da qualche parte e capii che eri semplicemente una parte della mia anima, colui che ha l'altra ala. Raccolsi il coraggio che avevo e ti dissi Ti amo perdendo per sempre il mio scudo di difesa. Che potevo farci? E la cosa più bella è che mi ritrovo ora ricca di emozioni, felice e più donna, ce sa donare, che sa amare, che sa cucinare per te, che sa lavare i tuoi panni con un sorriso sul volto, che è felice di farti dei massaggi, quando al ritorno dal lavoro o dagli allenamenti ti senti a pezzi, che sa darti consigli, che sa lamentarsi per i tuoi errori... E la cosa più sorprendente è che non è ancora finito, il nostro amore. Appena ci guardiamo sciocca la scintilla di una miscela dei sentimenti: desiderio, gelosia, possessività, affetto, felicità, voglia di fedeltà, voglia di costruire qualcosa... Ricordati che unico sei stato a farmi perdere la testa e unico sarai a portarmi all'altare. Oltre te nessuno vorrò. Nessuno è come te! Forse crederanno che lo dico perchè sono solo innamorata per il momento, ma l'innamoramento è un sentimento che può finire nel giro di breve tempo, per te invece provo un'ossesione, un tipo d'amore che durerà per sempre.
Adesso scrivo le ultime parole, quelle tanto importanti, che perfino la mia penna sta tremando cercando con tutto lo sforzo di non lasciare una brutta macchia d'inchiostro: ti amo, o uomo mio!
Lilly
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2/14/2007 Ciao a tutti, sono tornata dopo un lungo impegno lavorativo che mi stava uccidendo. Ma non diementico di dirvi:
Buon San Valentino
E' il giorno speciale, anche se considerato da molti una cosa da bambini. E' il giorno che riguarda tutti, i giovanissimi, gli adulti, quelli già sposati e i single. Invito i single a non guardare il 14 febbraio sul calendario con le lacrime tra gli occhi e a non snobbare lo spirito dell'amore e stare a casa a guardare la tv. I single in questo giorno hanno diritto di divertirsi da matti. E i fidanzati si devono sentire emozionati perchè presto leggeranno lo stupore del partner nel vedere il regalo e ascolteranno la dichiarazione d'amore. E gli sposati si sbagliano di grosso quando dicono di non festeggiare perchè è barba oppure già uniti dalla benedizione dell'amore. propongo una bella tavola con le candele e cibi squisiti. Mogli, vi divertirete di cucinare e stupire i vostri mariti! Oppure invitali a cucinare con voi!
Senza dimenticare della moda, vi suggerisco:
E le mandibole dei vostri ragazzi, dei vostri mariti, dei vostri possibili nuovi incontri (per singles XD) caderebbero fino alla terra!
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scarpe luminose che ti rendono più bella e più donna
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oppure stivali più sexy che avete
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oppure delle semplici scarpe nere ma sempre sexy
 
Stile perfetto per la festa come san valentino considerato da me:
- (duff) il colore bianco della maglia esalta lo sguardo per chi ha stupendi occhi
(ashlee)l'abito nero è il perfetto simbolo di eleganza per chi vuole essere elegantissima. Intelligenti accessori: gli orecchini rossi che simboleggiano l'amore!
- (lohan) Per chi non vuole rinunciare agli jeans, vanno benissimo quelli stretti, ma se accompagnato con una maglia sexy di colore nero, diventano assolutamente sexy!!!

Non possiamo comunque distogliere lo sguardo da queste immagini anche se è San Valentino.
VIOLENZA
Voi la consocete, quella sola parola?
riflettete
riflettete
Violenza... avrete pensato...
...è inciviltà...
...ignoranza...
...maleducazione...
...arroganza...
Per me è un suicidio! Un accanito contro se stesso!
Che porta la morte ad altre cose... avvelenando tutte le parole d'amore scritte dai più grandi poeti
Uccide l'anima, divorando la consapevolezza di essere un uomo, di essere grande,
uccide la storia ove i nostri avi combattevano per sopravivvere
uccide coloro che persero il sangue, abbattuti nelle guerre, nel nome della libertà
uccide coloro che piangendo di gioia hanno partorito
uccide i malati che stanno ancora all'ospedale, malati di leucemia, malati di tumore, malati di sclerosi...
uccide i bambini che già non sanno più crescere...
Ha ucciso Raciti
ha ucciso la speranza nel mondo migliore
e dicono "Ormai è morto"
"la morte fa parte della sistema"
e gli stadi si riaprono.
E allora? Non si sente la voce di protesta
nessun politico ha protestato...
e Napolitano cosa fa?
e Prodi?
Mi chiedo con la rabbia che mi sale
se è questa la società occidentale ove tutti credono di essere migliori?
Ove pensiamo saggiamente che il calcio è solo un gioco
uno dei sport per cui tifare, urlare l'orgolio della propria città?
Invece gli uomini sono caduti nel terzo regno, quello degli animali
hanno un bel coraggio per uccidere... per il calcio
E' una vergogna!
Una gravissima offesa!
Raciti è morto lasciando la moglie e due figli che non lo potranno più vedere
Sulla lapide della sua tomba scriveranno "E' morto assasinato dal calcio"?
Ripeto:
E' QUESTA LA SOCIETA' OCCIDENTALE?
Lilly
2/5/2007
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La luce del soggiorno si accese, appena pose la chiave sul comodino.
<<Camillo! Dove sei stato?>> La mamma spuntò in una sottoveste di raso, i capelli tinti di un biondo chiaro, un vistoso anello brillante fra le dita. Accanto a lei precipitò il padre avvolto in una raffinata vestaglia di Calvin Klein. <<Mi hanno telefonato che hai “rapito” una ragazza handicappa. Non dirmi che non è vero.>> disse la madre incrociando le braccia sul petto.
<<Si... ma rapirla è una parola grossa.>>
<<Oh, lo ammetti. I suoi zii minacciavano e ho dovuto mentire che non le avresti fatto nulla di male.>>
<<Non le ho fatto niente, infatti.>>
<<Dicerie! Credi che non capiamo certe cose?!>> Il papà si versò un bicchierino di brandy e bevve tutto in un attimo.
<<Domani la preside ci vuole. Vedi, cos’hai combinato!>> urlò la madre.
<<Ma perché? Anche lei voleva venire con me.>>
<<Ma è sordomuta. Può darsi che non capiva bene cosa voleva.>> intervenne la voce paterna.
<<La credi incapace? Comunque non è sordomuta.>> si infuriò.
<<Va bene. E’la stessa cosa. E’ una handicappa e non bisogna scherzare in questo caso. Potresti essere accusato di averle fatto qualcosa contro la sua volontà, perchè di solito gli incapaci per la legge sono solo incapaci di intendere e di non volere, se non ben istruiti.>>
<<La legge!>> Camillo aprì le mani scuotendo la testa. <<Non mi va di parlarne con te.>>
La preside alzò la testa, quando Camillo entrò. <<Buongiorno, signora preside, i miei non possono venire, perché impegnati.>>
<<Avevo previsto ai signori Carlomagno che non sarebbero venuti, visto che sono sempre impegnati. Ai colloqui non sono mai presenti>> disse la preside risedendosi in modo composto. Magra, asciutta, capelli raccolti in un severo chignon, labbra sottili e di sgradevole colore rosso. <<Ieri per tutta la notte stavi con la nipote dei Carlomagno?>> chiese, la voce severa.
<<Si.>> ammise Camillo prendendo una sedia che capitava ai suoi occhi e si sedeva senza chiedere il permesso.
<<Dove stanno gli zii di Gea?>>
<<Non hanno potuto venire neanche loro. Ma sono molto arrabbiati, perché secondo loro hai approfittato di Gea.>>
<<Non è vero. Le ho solo aiutato.>>
<<Come sarebbe?>> si infuriò la preside alzandosi di scatto scuotendo la cattedra con le mani. <<Come osi dirlo?! Io ti conosco bene. Nella vita non hai mai fatto niente di buono. Credi sia stupida da non saper collegare “aiutare” col “ sesso”?!>>
<<Signora, giuro su di me stesso che non le ho sfiorato nemmeno con un dito, tranne un piccolo bacio>>
<<Bacio?! Per tutta al notte l'hai solo baciata?! Non mentire. E’ handicappa e hai preso l'occasione per approfittarti di lei!>>
Camillo scattò in piedi. <<Non chiamarla handicappa. Era psicologicamente, fisicamente capace di intendere e di volere: voleva che io le stessi vicino>>
La preside scosse la testa ghignando. <<Non rigirare le parole di tuo padre! A proposito di tuo padre… che sfortunato padre con un figlio così, ma per fortuna un bravo avvocato, che ha sempre sudato per salvarti dai guai… Dio deve aver sbagliato ad averti messo alla luce!>>
<<Non può insultarmi. Sta violando la dignità della persona>>
<<Dignità?>> ghignò. <<Tu non ce l’hai. E poi sei tu che togli la dignità altrui. Proprio per questo ti caccio via da questa scuola per sempre. Non ti tollero più.>>
<<Non può farmi questo per ciò che non ho fatto niente. Gea aveva diritto di uscire con qualcuno, aveva diritto di sfogarsi. Se fosse handicappa, avrebbe avuto lo stesso questi diritti. Non potete negare la libertà a chi che vi sembra incapace…>>
<<Sii educato>> intervenne la preside. <<Non imporre l’ordine ai signori più grandi di te.>>
<<Sono educato e non le ho detto nessuna parolaccia. Le ho solo parlato delle mie opinioni. Se non mi vuole più, vado via subito. Le ringrazio per aver perdonato i miei precedenti errori.>> Raccolse lo zaino e si avviò verso la porta. Ma prima di sparire, si voltò. <<Non avete chiesto a Gea perché voleva venire con me?>> Silenzio per alcuni secondi. <<Io le voglio davvero bene>> riprese.
La preside lo guardò stupita e disorientata allo stesso tempo.
Il giorno dello sciopero per protestare contro il programma di Moratti. Oltre la grossa striscia con cui la scritta rossa "Scuola occupata per dire NO a Moratti!" attaccata ai due lati della palestra, cominciò a sorgere qualcosa di strano. Un boato. Un grido che rimbombò pericolosamente. Tutti si voltarono e il fumo si innalzò inondando tutta la stanza. Poi un altro boato. E altri gridi più frequenti. Confusamente gli studenti correvano via. Camillo scrutando nel fumo ridacchiò con due complici con la sciarpa intorno il volto lasciando scoperti solo gli occhi, che lanciavano le bombe, che appena toccavano la terra rimbalzavano ed esplodevano. Il rumore dell'esplosione era insopportabile e invadente, ma lo divertivano. Ma non finì molto bene per i teppisti. Fu afferrato da braccia sconosciute abbastanza robuste. L'uomo gli lanciò un pugno contro la schiena spingendolo, facendolo cadere per terra. Così anche i suoi complici cadevano strisciando, mentre le mani venivano incrociati e con un suono metalizzato vennero legati dalle manette. Fu punito con tre giorni di galera, ma uscì dopo un sol giorno, grazie a suo padre, mentre avrebbe preferito rimanerci dentro con gli altri suoi amici. Come se fosse normale. Spesso esercitò dei piccoli furti nei negozi. Per la verità, per un ricco come lui non c'era bisogno rubare, ma lui rubava per far dispetto a suo padre. Per macchiarlo di vergogna. Suo padre conosceva solo la legge, non il figlio. Lo salvava, ma non sapeva aiutarlo, dargli l’attenzione di cui aveva bisogno. E la madre era concentrata solo sui soldi, interessi e borse. Sulla parrucchiera ed estetica.
Furono i ricordi che ti entravano e ti facevano soffrire, suscitando vergogna, rabbia e indignazione, come una pantera in agguato che ti azzanna le parti del corpo, lentamente e velocemente. Provava vergogna perché era capace di fare cose che non si fanno. Provava rabbia contro suo padre, sua madre. Provava indignazione, perché si divertiva di stare dietro alla maschera da cattivo e duro ragazzo. Guardò i suoi occhiali. Dietro questi maledetti occhiali, che portava sempre, non voleva dimostrare niente di sé.
Non potè altro che ricordare quel giorno in cui un certo Marcello, che tirava fuori la marijuana con un'espressione soddisfatto e diceva di averla comprato a basso costo da un idiota clandestino marocco. Camillo e gli altri interessati si riunivano nel toilette della scuola e fumarono fino a che non la droga non entra nel corpo cancellando ogni rabbia. Sopratutto lui, Camillo, che aveva tanta, troppa rabbia! Poi lasciarono sparsi il residuo dei mozziconi sul lavabo, dentro i gabinetti, per terra. E immediatamente la preside puntò il dito su di lui, non gli altri. Era lui, il portatore del male. Quando gli chiese se lui fumava marijuana, lui ammise di sì, ma a volte. Non provava nessun rancore, quando suo padre lo seppe, perchè era sua intenzione portargli dispiacere. Lui non accorse mai a scuola per rimproverarlo: cosa molto significativa per lui. Invece fece una cosa semplice: telefonò alla preside chiedendole delle scuse con le più belle parole da far perdere la testa perfino alla donna più dura del mondo come lei. Sapeva che era sbagliato fumare la droga, ma aveva ceduto anche lui. Non era perfetto. Adesso scese per le scale, perseguitato dai ricordi, più vivi che mai. Dopo aver conosciuto Gea, quei ricordi a cui si abituava diventavano insopportabili. Se potesse, avrebbe cambiato tutto. Ma era passato omai troppo tempo.
<<Camillo, vedo che l’hai fatto proprio!>> urlò Adriano comparendo sull’ultima scala del piano di sopra.
<<Zitto!>> Camillo scrollò la spalla, non contento di ricevere delle pacche complici da parte dell’amico. <<Non farmi nessuna domanda, altrimenti ti strozzo!>>
<<Dai, amico. Com’è stato?>> ridacchiò. <<E’ sempre meglio Roberta?>>
<<Chiudi il becco, Adriano! Non ho nessuna intenzione di rivelarti nulla!>>
<<Ma, amico, mi stai abbandonando?>>
Camillo si avviava verso la classe senza dirgli una parola.
<<’Giorno, professor De Paolo. Sono venuto per raccogliere le mie cose>>
<<E’ vero che ti cacciano via?>> chiese una compagna di classe.
<<Sì>>
<<Mi dispiace>> disse il professore. <<Ma gli errori fanno pagare>>
<<Gli errori… eh si>> Camillo raccolse i libri dal suo banco. <<Addio.>>
<<Camillo, ascoltami. Ti prego di non ripetere più errori, perché a causa tua la ragazza muta si è ritirata dalla scuola. Tu hai qualcosa di meglio e cerchi di scendere dentro di te. Cerchi di farti valere.>>
<<Cosa? Gea si è ritirata?>>
<<Si>>
<<E perché?>>
<<Che domanda! Per causa tua>>
<<Dove è andata?>>
<<In un collegio, per rieducarsi verbalmente>>
<<No!>>
4°puntata... Continua... |
2/2/2007 
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Il vento gli scompigliò i capelli e lui dovette fermare gli occhiali con una mano sulla testa, mentre con l’altra strinse la vita della ragazza. Non sapeva dove lo stava portando, ma sapeva che andava troppo veloce. Per una ragazza come lei. E che qualcosa era cambiato. Era come se avesse aperto gli occhi e scoperto che c’era una porta sconosciuta da aprire. La stava aprendo o aveva ancora la mano sulla maniglia incerto sul da farsi? Non lo sapeva. Era accaduto tutto così in fretta. Toppo veloce. Gea, anche se ha gli occhi micdiali, non avrebbe dovuto stordirlo alla prima vista. Lui viene stordito di solito dopo mesi e mesi. Anzi, rise in mente, in realtà non gli era mai accaduto. E poi la cosa più incredibile è che lei rimase muta per 5 anni e che cominciasse all’improvviso senza una specifica logica a parlare solo con lui. Si lei aveva aperto la bocca uscendo dalle belle labbra le parole che forse non aveva mai pronunciato nemmeno ai suoi genitori... aveva parlato con lui. Troppo frettolosa per fidarsi di lui. Dio solo sa qual'è il motivo. Lui non aveva niente di magico, non aveva la bacchetta per scioglierle le corde vocali. Era "scarso". Come affermava ripetutamente la professoressa Bianchi. E peggio anche i suoi lo pensavano. E ora stava sul moto stringendo la donna, che probabilmente era la più strana del mondo, che lo credette ingenuamente buono e bravo. I suoi pensieri non dello stile di Camillo si frenarono quando la moto si accostò in un vuoto parcheggio. Scesero e Camillo si sentì stringere la mano che venne poi trascinata. Entrarono oltre due colonne gigantesche e Camillo fu stranamente felice di seguirla. I suoi capelli erano agitati mentre si muoveva. Era bella da morire!
<<Che c’è?>> Camillo ora si rese conto di ritrovarsi in un cimitero. <<Perché qui?>> chiese a disagio. I cimiteri non gli piacquero e non ci andava mai fin dalla nascita. Mai. Anche perché i suoi genitori non pensavano nemmeno per un minuto a trovare i loro avi, perché… siccome, come al solito, non avevano tempo.Non aver paura. Voglio farti conoscere una persona. Oltre te, posso parlare con lui. Lui? Comunque presto avrebbe ricevuto la risposta. Gea si lasciò cadere su una lapide accarezzando la foto.
<<Papà, ti presento Camillo..>> disse muovendo stranamente le mani.
<<Spataro>> Camillo credé di capire perché era così importante questa visita per lei. Non si sentì ancora tranquillo, quella ragazza lo metteva a disagio. Potrebbe essere che fosse un po’ fuori di testa… a essere sincero potrebbe essere un po’ svitata.
<<Allora, papà, lui è Camillo Spataro. Ti presento mio padre, Carlo Carlomagno.>> Mosse le mani in mdoo indecifrabile, come se fosse un codice segreto dello 007. Camillo si strinse nelle spalle non sapendo che dire.
<<Dai, si dice piacere mio>>
<<Piacere mio, scusa la mia maleducazione>> si rivolse alla fotografia, che figurava un uomo abbastanza robusto con la testa più grossa che avesse mai visto. La mascella dura e sporgente, con i fitti baffi, naso prosperoso, occhi piccoli e neri come carbone, troppo contrari agli occhi di Gea. Vorrebbe chiederle com’è morto come una normale persona curiosa ad una persona normale che risponde con la voce rotta. Invece non ci riuscì, perché Gea sembrava non tanto normale, infatti stava accarezzando la foto come se lui fosse presente davvero, e, come immaginò, se gliela chiese, si sarebbe messa a strillare urlando un Non è vero!
<<Lo so che vuoi chiedermi com’è morto.>> disse con enfasi. <<Potevi chiedermelo. Io non esisterei a risponderti. Vedi, mio padre era alto un metro e novanta... ed era robusto. Un gigante buono. I giganti dovrebbero essere in buona salute, immortali, così forti che avrebbe scaraventato un'auto contro aria. Invece la gigantesca massiccia corporea di mio padre aveva ceduto comunque alla malattia grave, sclerosi multipla, che gli divorò i muscoli, le ossa prosciugandogli il sangue sotto i miei occhi. Com'è possibile che un uomo grande e grosso diventava giorno dopo giorno sempre più piccolo, più magro fino a che le orbite e i denti non fossero fuori?! Perdeva i capelli. La possibilità di cammianre. Perdeva tutto, tranne me. Per fortuna il suo cervello resistì alla malattia, infatti fino all'ultimo giorno si ricordava di me. Mi chiamava sul suo letto candido "principessina mia". Oh, non puoi immagine quanto mi consumava l'anima, quando lo vedevo così. I medici non volevano che lo vedessi, ma io morsi un dottore urlando che dovevo vederlo fino all'ultimo giorno. Io non ero spaventata dalle sue condizione, ma spaventata per come sarei stata senza lui. Se moriva, morivo anche io. E così sia! Lui era sordomuto e mi crebbe da solo, perché la signorina con cui andava a letto non mi voleva… non voleva un figlio da un sordomuto! Comunicavo con lui attraverso la lingua dei segni, per farlo sentire uguale a me. Quando morì, divenni muta. Lui era unico con cui parlavo. Gli altri sono bastardi, avidi!>>
Non era per niente svitata. Era una persona normalissima. Che amava suo padre come ogni figlio. Si rimproverò per aver pensato a questo. Doveva rappesentare una forza sovrumana, una forza capace di assomigliarlo totalamente, stando sorda e muta, di "morire" insieme al padre, vivendo comunque nel mondo. Doveva sentirsi mezza-fantasma, che aggirava senza un obiettivo fisso. Quella ragazza gli piacque sempre di più. Avrebbe voluto farle altre domande. Perché questa sua scelta? Perché volle parlare solo con lui, oltre papà? Ma non oggi. Oggi è il giorno speciale. Lui si sentiva in dovere di trascinarla fuori dall’oscurità. Doveva ridarle il sorriso e ne aveva il diritto. <<Ora andiamo a mangiare. Ho fame. E tu?>>
<<Ne ho anch’io.>> sorrise lei.
Entrarono in un Spizzico e Gea scelse la tavola metallizzata un po’ emarginata dalle altre. <<Cosa vuoi?>> chiese Camillo. Gli occhi della ragazza sorvolavano sulla pubblicità delle pizze. <<Numero 3>>
<<Okay>> Camillo si avviò fra la folla accasciati alla cassa e lei si sedette.
<<Scusa, baby, sa che ore sono?>> un giovane le si avvicinò sorridendo.
Lei non rispose divampandosi. Mosse la testa, mentre corrugò leggermente la fronte. Lo sconosciuto ripeté, ma ben presto capì immediatamente di lasciar perdere visto che la ragazza scosse la testa in un cenno di “lasciami stare”.
<<Cosa vuole costui?>> Camillo pose entrambi vassoi sulla tavola.
Senza dire una parola Gea prese il panino e vi affondò con impeto i denti.
<<Va bene.>> Ormai la conosceva: era arrabbiata sempre con se stessa. <<Secondo me, non serve che tu ti arrabbi con te stessa in questo momento… perché…>> si grattò la nuca incerto, ma poi continuò. <<…questo momento mi sembra particolare e… allora sfruttalo al meglio.>> Si sentì stringere la mano e la vide sorridere.
<<Bene. Ne sono contento. Allora quelli signori che erano a scuola insieme a te chi erano?>>
<<Erano i miei zii. Li odio.>>
<<Perché?>>
<<Quando mio padre si ammalò, ci assediarono fino al collo ben sapendo che avrei ereditato la villa che fu donato dai miei nonni.>>
<<Ne sei sicura? Oppure potrebbe essere che volevano davvero aiutarti.>>
<<No. Dopo che morì, mi trovarono muta e ne approfittarono per diventare i miei tutori, poi subito, come previsto, venderono la villa incassando ben 700mila. Poi io divenni il peso per loro, perché ormai non servii più a nulla. Ora insistono di farmi mandare in collegio per imparare di nuovo a parlare>>
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<<E allora perché non ti sei ribellata? Perché hai taciuto, quando vendevano la villa?>>
<<Perché a me non importa. Mio padre non c’è più. A che serve quella casa senza lui? Io sto bene nel mio mondo e voglio starci a leccarmi il dolore>>
Si fermò osservandolo e il silenzio regnò tra loro per alcuni secondi. In un attimo i loro sguardi si incontrarono. <<Mi chiedo come riesco a parlarti… devi essere speciale>> Speciale? No. No. Per carità! Sorrise imbarazzato. <<Non sono speciale. Sei tu che lo sei… Sono solo…>> Tossì per finta. Non c’era bisogno di aggiungere altre parole, perché ciò che diceva lo imbarazzava già abbastanza. Quel giorno era veramente speciale, anzi lo era stato fin da ieri, quando voleva accompagnarla. La prima volta che lo lanciava i suoi occhi di colore piscina non seppe più controllarsi e il suo semi-silenzio lo affascinava. <<Andiamo alla Luna Park.>> sbottò scagliando tutto ciò che gli passava per la testa.
<<Mai stata qui?>> domandò Camillo di fronte alla sua faccia sbalordita.
<<No. Non ho amici, quindi non sono mai venuta qui.>>
<<Andiamo. Divertiamoci. Andiamo a quella giostra che mi piace>>
Quando il sole calava sprigionando i riflessi rossi, Gea aveva esaurito la sua voglia di giocare. Camillo, invece, aveva mal di testa.
<<Che bello. Mi sono divertita. Non riesco a credere che le giostre non ti fanno sentire tanto bene. Vuol dire allora che sono più forte di te?!>>
<<Parla piano, piccola… vediamo chi è più forte… Giochiamo alla Lancia e Vinci. Sarà l’ultimo gioco e ce ne andremo, va bene?>> La trascinò verso la bancarella e prese delle palline dopo aver pagato. Puntò lo sguardo fermo su una delle scatole e il primo lancio fu ben riuscito. E furono così gli altri lanci. La signora della bancarella gli fece notare quali premi che poteva scegliere e lui scelse la peluche più grossa e più bella. Poi gliela regalò a Gea, che sorrise e lo abbracciò forte.
<<Grazie.>>
<<Ora lancia tu!>>
<<No, non vincerò mai.>>
<<Dai, forza!>>
Gea accettò e le prime due palline sono sbattute dall’altra parte sbagliata.
<<Ti insegno come si fa.>> La coprì le spalle con il proprio petto emanando il calore piacevole e Gea si sentì al sicuro. Le toccò le braccia e le mosse insegnandole le regole. Lei non prestò attenzione alla sua lezione bensì al calore delle sue mani che sfioravano le sue. Per poco riuscì ad arrestare l’impulso di baciarlo, ma tuttavia si ritrovò con la testa che le gira leggermente.
<<Okay, ho capito.>> Ma non riuscì a far cadere neanche una scatola. <<Bè, ho perso.>>
<<Non importa. Andiamo via di qui.>> La moto lasciò la città per orientarsi verso il tranquillo lungomare e Gea si strinse nella spalle rabbrividendo per il freddo. Ed istintivamente avvinse il petto di Camillo, che sussultò.
<<Siamo arrivati.>> le disse togliendosi il casco e prese la sua mano. <<Vieni>>
Si avviarono verso la scaletta che porta verso la riva rocciosa. Era notte fonda. Il mare al di là della ringhiera oscillava al vento autunnale per poi infrangere le masse rocciose. Nessun’anima viva. No, non aveva paura. La paura era stata sempre la sua unica amica anche in mezzo tra la folla, ma ora che era sola con lui, che potrebbe avere intenzioni negative, non le suscitava affatto quel senso che ti stringe lo stomaco e non voler più fare nulla attendendo il crudele destino senza alzare un dito. Mentre scese, scoprì il suo profilo illuminato dalla luna. Era bellissimo. Ma chi era quel ragazzo? Sapeva solamente che era Camillo e basta. Si era affidata a lui senza riserve e ancora ora lo stava seguendo felicemente.
<<Vieni là.>> le ordinò. Si incamminarono con fatica sulle masse, poi si ritrovarono su una stradolina di roccia. <<Andiamo al porto.>>
Giunsero ad una serie di barchette attaccati al porto. A quel punto Camillo le sorrise. <<Quella barchetta è mia, anzi è di mio padre. Vieni. Sarà bello vedere il panorama, quando saremo un po’ lontani di qui…>> Corrugò all’improvviso la fronte. <<Non è che hai paura? Ti prometto che non ti farò nulla.>>
<<Camillo, sta’ tranquillo.>> salì con l’aiuto della mano del ragazzo. Camillo si mise a trafficare con le corde che si slacciavano e fece partire la barca fino ad un punto. Ora si trovarono abbastanza lontani dalla riva illuminata e immersi in un buio totale finché Camillo non accese una piccola lanterna posta vicina alla porta che porta verso giù, nel ventre della barca. Allora Gea poté vedere le sue labbra e quasi le venne da piangere. Quel giorno era troppo bello, che il domani avrebbe cancellato per sempre. Sarebbe rimasto solo un ricordo. O se continuasse così anche per giorni successivi, ma presto lui si sarebbe stancato di lei.
<<La sorpresa che volevo farti vedere è… alza la testa e guarda il cielo.>>
Gea lo ascoltò alzando la testolina verso su, mentre i capelli morbidi le scivolarono dal volto. Lui trovò soddisfacente che gli occhi azzurri diventavano come due grandi fari, in un immenso stupore. In cielo stava la bellissima luna piena di colore gialla. Grande, luminosa… che scientificamente stava seguendo la Terra, come se fosse innamorata di essa. Sembrava intanto che la notte fosse sorretta dai chiodini brillanti. Erano tanti, anzi tantissimi. In città non ne ha mai visto così tanti. All’improvviso i suoi occhi si riempirono di acqua e una lacrima cadde sul volto.
<<Quando mi sento frustato, vengo qui.>> disse lui. <<Gea, ma perché…?!>> Si accorse delle sue lacrime che piovevano con docilità. Le accarezzò il volto come per asciugarle. Si guardarono e i loro sguardi incrociati furono inizialmente di un inspiegabile dolore irrivelante si trasformarono in quelli di una calamità incontrollabile. E si baciarono.
Il bacio era più lungo di quanto immaginavano e non volevano che quel dolce momento finisse. Era la prima volta che baciava una vera donna, che aveva riempito davvero il suo cuore di un benessere infinito. Camillo allacciava con furia le corde e scese dopo Gea. <<E’ molto tardi. I tuoi si staranno preoccupando.>> le fece notare dopo aver lanciato un’occhiata al cellulare. Gea era già salita sulla moto e con una nota tristezza sul volto riguardò il cielo, che ora era più spoglio e insignificante. Partirono con una certa riluttanza.
3°PUNTATA
CONTINUA...
| 2/1/2007 
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<<Hai parlato con quella ragazza?>> Adriano si rifugiò con Camillo al riparo dalla pioggia.
<<In effetti ho parlato solo io.>>
<<Le nostre compagne hanno saputo dalle ragazze del secondo anno che è ignorante e non parla niente. Sta sempre sola e muta… >> Si fermò alzando gli occhi oltre le sue spalle e di seguito Camillo si voltò. C’era lei. Capelli in una coda da cavallo, maglietta bianca sportiva, stessi jeans e orribili scarpe da ginnastica. <<Chi sono quelli?>> Adriano fece un cenno di testa per indicare un signore e una signora che parlottavano con la preside della scuola sotto il tendone fuori della scuola accanto a Gea.
<<E’ chiaro che sono i suoi genitori.>>
<<Sono ben messi. Secondo me sono ricchi. Per questo hanno fatto una figlia sciocca.>>
<<Ne sei proprio sicuro?>> chiese all’improvviso Camillo mettendo una sigaretta accesa in bocca.
<<No!>>
<<Chi ha gridato?>> trasalì Adriano spaventato.
<<Non io.>> rispose Camillo.
<<DEVI ASCOLTARMI!>> urlò la madre di Gea.
A quel punto Camillo vide Gea tremare, divenire piccola.
<<Guarda. La muta sta piangendo.>> gli fece notare Adriano.
Gea si divincolò dai due signori e corse al cancellone spalancato.
<<Che fai?>> disse Adriano dopo essersi accorto che Camillo correva via.
<<Gea. Gea?>> Si vide costretto a stringerle un polso per fermarla e lei fece un mezzo giro su di se stessa.
<<Che è successo?>>
La sua testa fece una negazione.
<<Dove vai ora?>>
Un’altra negazione più rabbiosa. Scrollò il braccio liberandosi del predatore e fuggì.
<<Gea, non fare così.>> gridò una voce dietro di Camillo. Era la madre.
Camillo scacciò in fretta la sigaretta contro il muretto e salì sulla moto. Il casco sulla testa, le mani sulle manubri, ingranò la marcia.
<<Dove vai?>> urlò alla ragazza che stava correndo verso il parco, ma sembrava che non sapeva neanche dove andare. Ostacolò la sua strada con la moto, ma Gea fu più veloce: lo superò.
<<Se vuoi andare dove nessuno ti vede, ti porto via io.>>
Gea si arrestò all’improvviso, mentre i capelli le diventarono pesanti, fradici sotto la continua poggia. Poi gli rivolse i suoi occhi azzurri e di nuovo lui si sentì colpito come un coltello serrare lo stomaco, ma era un dolore piacevole. Salì in silenzio e strinse Camillo con una dolce intensità. Lui la portò dove proprio come voleva. Si fermarono in un altro parco, ma più abitato dagli alberi, che comprivano la vista della gente in giro.
Gea tirò fuori un taccuino su cui cominciò a scrivere, come se fosse la sua abitudine, poi strappò la carta e la dimostrò al ragazzo. Come ti chiami?
<<Camillo. Posso farti una domanda?>> Si prese una sigaretta, mentre sedettero su un muretto in procinto di crollarsi. <<Sei muta vero?>>
Un cenno di testa come segno di affermazione.
<<Mi dispiace.>>
<<Non… mi… dispiace…>> rispose ella rialzandosi. <<Perché… vi dispiaceee?>> urlò all’improvviso, ma la voce era fioca come se fosse appena svegliata da un lungo letargo.
<<Gea?>> Camillo fermò la sigaretta, sospesa in aria. <<Ma tu parli? Puoi parlare?>>
Scosse la testa all’improvviso pentita.
<<Ma cosa hai che non va? Dicono che hai qualche…>>
Gea si sentì dentro crescere la rabbia, la frustrazione… basta a lasciarsi ditruggere tacendo! Basta alla solitudine che l’aveva accompagnata da sempre! Era stanca. Stanca di questo mondo! <<Difetto giusto? Si, sono muta. Ecco che gli altri mi considerano così>>
<<Se tu parli, perché ti considerano così?>>
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<<Sono io a non voler più parlare da quando avevo dieci anni. Sono cinque anni che non parlo ed è normale che mi considerano una handicappa che non può parlare>>
<<E perché? Perché hai deciso così? Non hai parlato con nessuno?>> non si accorse che la sigaretta si stava arrossendo divenendo piccolissimo.
<<Ho deciso così. No, non ho parlato con nessuno>>
<<Ahi!>> urlò, perché la sigaretta gli bruciò appena le dita. <<Maledizione!>> leccò le dita doloranti. <<Ma…>> ora guardò Gea con un’espressione improvvisamente sbigottito. <<Ma con me parli… vuol…>>
Gea lo procedette. <<Si, esatto, solo a te parlo.>>
<<Perché?>> la domanda è ridicola, ma Camillo era confuso sul perché lei era aperta a lui, proprio a lui… figurati, lui è etichettato dalla città come il peggior nemico.
<<Non lo so. Non lo so veramente.>>
<<Ma da cinque anni hai preso in giro…>>
<<No, non ho preso in giro nessuno. Non riuscivo davvero a parlare. Non mi usciva la voce…>> scoppiò a piangere e Camillo con le braccia la avvolse in un abbraccio. Con stupore con sè Gea rispose al suo abbraccio appoggiando la testa sul suo collo. Era strano! Era tutto strano! Era lì in quel luogo silenzioso e tra le braccia stava una muta-non muta di cui sapeva solo il nome Gea. Era tutto un mistero! Ma chi era Camillo in quel momento? Non era il tipo che si commuoveva. La ragazza alzò la testa in modo che i suoi occhi incontrasse i suoi.
<<Volevo suicidarmi, sai?>>
<<Cosa?>> trasalì.
<<Volevo morire. Mi hai salvata, sai?>>
<<Tu lo volevi davvero?>>
<<Si.>> fu la sua laconica risposta. Non c’era bisogno che aggiungesse, perché Camillo comprese che diceva sul serio dando un occhiata alle orribili cicatrici sui polsi. <<Ecco. L’ho fatto una volta.>>
<<Ma perché?>> si allontanò di scatto.
Gea sorrise come se fosse la cosa più naturale, mentre scosse la testa.
<<No, non sorridere in quel modo. Non è bello, lo sai?!>> Camillo rigirò nervosamente la nuova sigaretta senza ricevere una risposta. Solo un altro sorriso. <<Sei incredibile>> Le passò oltre non volendo continuare a guardarle con quel sorriso. E’ inaccettabile!, si disse. Non accettava che sorridesse. Non in quel modo. <<Gea…>> Mentre si voltò, fu catturato da un bacio dolce, morbido e caldo.
Era come una carezza. Era un dolce risveglio dentro di lui.
<<Gea…>> ansimò. Si interruppe. Dev’essere bello il mondo di Gea. Silenzioso ed emozionante. Dove solo gli occhi comprendono l’atmosfera, ogni movimento, ogni emozione… Gea lo stava osservando intensamente. Alzò una mano per accarezzargli il bellissimo profilo.
<<Come mai sei tanto bello?>>
Lui sorrise approssimato allo scoppio di risata, una specie di risata amorosa, cosa che non faceva molto. <<Lo chiedi a mia madre.>> rispose con ironia.
<<Secondo me, sei bello, perché sei buono.>>
Camillo sorrise con una smorfia ironica. Nessuno lo considerava buono. Lo reputavano come “pecora nera”, “un perdente”, “un cretino”. Ma troppo bello si. Questo lo aveva sentito da molte ragazze che gli morivano indietro. Ma mai sentito che l’essere bello poteva essere sinonimo all’essere buono. Fu sorpreso! Imbarazzato, decise di cambiare immediatamente l’argomento. <<Allora… ti devo riportare a casa… o a scuola?>>
<<No.>>
<<Non vuoi andare da nessuna parte?>>
<<Non voglio tornare né a casa né a scuola.>>
<<Ma i tuoi saranno preocc…>> venne interrotto dalla mano posta sulle sue labbra. Gea fece un cenno di negazione con la testa, poi si avviò alla sua moto lasciandogli il calore che emanavano le sue dita sulla bocca. Prese il casco su cui c’era ancora traccia del suo rossetto anche se sfocata e sorrise. Camillo capì il suo messaggio: voleva portarlo via questa volta lei. Si avvicinò e si mise in sella.
<<No…>> esclamò Gea montandosi avanti sulla moto.
<<Ehi, sai guidare?>>
Lei rise e si mise il casco. <<Andiamo!>> la sentì gridare.
2°PUNTATA...
CONTINUA... |
1/30/2007
Cari lettori miei, non copiate il testo, perchè è stato scritto da me e sono gelosa dei miei testi.
lasciate il commento sia su ortografia sia su grammatica. O lasciate le opinioni su come andrebbe a finire e perchè Gea non vuole voltarsi?
Vi avviso che ci saranno le altre puntate. Questa è la prima puntata. perchè non voglio soddisfarvi completamente nello stesso giorno:) Grazie, vi voglio bene.
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***********Lilly********** |
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Dall’alto del cielo caddero improvvisi soffi di un vento autunnale per poi spazzare da una parte all’altra le foglie aride e ingiallite e correre attraversando tra i rami degli alberi felice di ritornare, scompigliando i capelli forti, lunghi, corti, tinti, naturali, poi si imbatté su una sfacciata di un edificio abbastanza grande di colore giallo ormai consumata dal tempo e dagli agenti esterni.
Camillo si strinse il colletto contro il collo e borbottò, mentre gettò una sigaretta: <<Comincia a fare freddo. Allora l’estate è finita proprio.>>
<<Ma la scuola è cominciata già prima.>> ribatté il suo amico Adriano.
<<Ora iniziano anche le lezioni. Che palle!>> Dopo il suono stridulo del campanello, si avviò in ritardo in classe.
<<‘Giorno, professoressa Bianchi.>>
Le ragazze sussultarono. La sua apparenza non poteva fare altro che incantare: capelli scompigliati e lisci, forma sensuale dei suoi occhi e della sua mandibola forte, naso leggermente irregolare e molto affascinante, ma peccato non incantava la professoressa.
<<Camillo, ogni giorno il tuo comportamento mi è sempre più antipatico.>>
<<Che dovrei fare?>> Lasciò lo zaino tutto sciupato accanto al banco, mentre si sedette lasciando poi divaricate le gambe senza pudori.
<<Devi essere puntuale, non dopo il suono del campanello. E poi non mi piace quell’aria da vanitoso.>> Alla signora Bianchi non piaceva, perché secondo lei lui “toccava” troppo le ragazze per cui non pensò agli studi, visto che aveva un magnifico talento nella scrittura. Sempre svogliato, sporcaccione e vanitoso. E riccone! Non riuscì a capire perché le ragazze pendevano dalle sue labbra. Certo era affascinate, ma se tornasse indietro negli anni, non si sarebbe innamorata di lui.
<<Ridi? Invece di parlare da uomo, ridi?>>
Camillo chiuse la bocca con forza, una mano sul grembo. <<Ho ancora diciassette anni…>> la provocò. <<…te sembro un cinquantenne, professoressa Bianchi? >> Tutti i compagni maschi scoppiarono a ridere.
<<Zitti tutti quanti!>> gridò la professoressa alzando la testa sugli alunni. <<Come sempre, lascio perdere tanto tu non cambi mai neanche dopo le ennesime espulsioni.>> Girò la cattedra per sedervi sopra e, prima di cominciare a leggere il libro che teneva con sé, annunciò: <<Oggi verrà una nuova alunna…>>
<<Qui?>> chiese una ragazza.
<<Spero di sì se è carina.>> replicò Adriano.
<<Smettila, Adriano. Comunque è una ragazza un po’ particolare, ma molto intelligente. Volevo che lo sappiate, perché così vi preparate a non farle delle domande assurde. Farà il primo anno.>>
<<Allora avrà gli occhiali e un abito da monaca!>> sbottò Adriano divertito e gli altri risero.
<<Mi disgusta il tuo comportamento e se continui così, ti metterò un bel due.>> Accertando che l’alunno si zittì, si immerse nella lettura.
I sei ore erano un’attesa infinita, pesante e noiosa; e furono strappati al suono del campanello. Il professore De Paolo vide i suoi ragazzi scattarsi e correre gridando di sollievo, anche se la sua spiegazione non era terminata. Chiuse il libro quando già tutti erano spariti tranne Camillo.
<<Allora che volevi dirmi?>> interpellò controvoglia tenendo lo zaino su una spalla già robusta per la sua età.
<<Il tuo tema sulla relazione tra le persone e l’impresa è molto efficiente, ma potevi “consumare” fino in fondo la tua capacità di scrivere. La professoressa Bianchi ed io ci siamo detti che se non fossi così svogliato, avresti tanti nove o anche dieci in voto. Sei intelligente, ma ti manca la voglia…>>
<<Quale voglia?>> chiese perplesso.
<<Come esperto in psicologia, vedo che ti manca quella voglia.>>
Camillo si mise gli occhiali in testa tirando all’indietro con fare deciso i capelli e sorrise con indifferenza. <<Non so nemmeno cosa sia.>> Cercò di lasciar perdere perché solo i matti facevano i commenti astratti, strani e senza senso. Allargò le braccia con una certa aria innocente.
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<<E’ una forza, una specie di energia che ti riempie…>> si interruppe per avvolgersi in giacca. <<Forse dovresti capirlo da solo. Ma spero che ci pensi stasera. E nei giorni successivi, finché non lo scorgi davanti a te, chiaro e nitido. Arrivederci.>>
Mah! Camillo fece un risolino forzato e uscì dopo il professore e incontrò Adriano che lo attendeva.
<<Guai?>>
<<No. Solo sciocchezze.>>
Il vento riprese a scompigliare i suoi capelli e alcuni ciuffi gli caddero fuori degli occhiali. Il sole era alto e sempre meno caldo. Si mise gli occhiali agli occhi e si accese una sigaretta.
<<Vedi quella ragazza?>>
Camillo seguì con lo sguardo la rotta partita dal suo indice e puntò infine su una fanciulla. Gli dava le spalle. I capelli erano scuri, morbidamente ondulati che le cadevano sul collo.
<<E’ nuova. Mi hanno detto che è lei.>>
<<Ah>> con indifferenza scacciò contro l’asfalto la sigaretta cha all’improvviso non gli piacque in questo momento. <<Oggi non lavori con papà?>>
<<Si. Mo’ vado via.>> Lo salutò e si avviò alla sua moto. Improvvisamente il suo sguardo sorvolò di nuovo sulle sue spalle. Era sola e sembrava aspettare. Fu soddisfatto di non trovare nulla di strano in lei. Nessuna sedia a rotelle. Le scivolò accanto e scoprì i suoi occhi azzurri, quando si voltava. All’improvviso si sentì stordito. <<Ciao, che fai qui?>> fu costretto a pronunciare. I suoi occhi chiari non l’abbandonavano. La ragazza scosse la testa senza aprire la bocca.
<<Chi stai aspettando?>> Camillo si sedette sulla panchina accanto a lei. <<Sei nuova?>> La ragazza continuò a guardarlo con intensità osservando ogni sua ruga, ogni angolo del suo volto senza ancora aprire la bocca. Disperato come mai gli capitava, si grattò la nuca sorridendo poi. Vide i suoi iridi limpidi illuminarsi e sperò che parlasse questa volta. Invece no. Perbacco!
<<Perché non parli?>> Nessuna risposta. Solo una scossa di testa. Si alzò allora. <<Vedo che non ti interesso proprio. Allora vado via.>> Indietreggiò senza voltarsi per vedere la sua reazione. No, niente. Ferma, muta come una statua, ma dolce e acerba come una fragola.
<<Allora ciao.>> Sempre più imbarazzato, si girò di schiena sentendo ancora i suoi occhi addosso. Si mise in sella della moto, cercò di coprirsi bene con la giacca di pelle nera… poi si voltò. <<Ah, ti posso accompagnare se vuoi.>>
La ragazza mosse la testa con leggerezza da destra a sinistra e viceversa.
<<No?! Va bene, come vuoi.>> si guardò intorno. <<Vuoi aspettare fino a quando ti prendono i genitori? Okay.>> Si sentì di nuovo stordito, quando la ragazza si alzò e i passi che si facevano dalla panchina verso lui erano dolci e con grazia. Indossava dei jeans e una maglietta rosa antico. Gli sorrise a labbra chiuse, mentre si preparò a salire.
<<Prendi il mio casco.>>
La ragazza lo afferrò e se lo mise in testa.
<<Mi indichi la tua strada, ok?>> Poi ingranò la marcia e si incanalò su una strada principale. Trovò soddisfacente il suo indice puntato su una stradina e voltò a destra.
<<Perché sei silenziosa? Non puoi parlare?>> Niente da parte sua. Scoraggiato seguì soltanto i suoi segni.
Quando la sua mano gli disse di fermarsi e lui frenò la moto appoggiando una gamba sulla terra inclinandosi in modo che invitasse la ragazza di scendere.
<<Qui le case sono belle. Allora sei ricca?>>
Lei non rispose e dopo essersi liberata del casco, lo guardò. Un altro sorriso silenzioso. Prese dalla cartella un rossetto e si truccò le labbra, poi scrisse qualcosa e vi baciò sopra il casco. Sorpreso dal modo in cui si comportava davanti a lui, riprese il materiale. Con il cuore in gola, la vide salutarlo e incamminarsi verso la sua casa.
Gea. Era scritto sul casco. E il disegno della sua bocca era come segno di ringraziamento.
<<Gea. Gea? GEA!>> Ma Gea non s’intendeva di voltarsi.

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1/26/2007
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Sto nella tua trappola
ti prego di farmi rimanere qui
per sempre...
è così bello sentirmi avvolgere dalla
ragnatela che hai steso per me...
Non posso e non voglio
andarmene...
ti prego di non smettere di tessire..
ti prego di non stancarti...
se alla fine la ragnatela
mi stringe fino a soffocarmi
non importa
muoio qui!
Voglio morire QUI!
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1/24/2007 Avete presente un certo cantante che ama collezionare vetture sportive e i cappelli strani che lo rendono unico, particolare e quasi mezzo-matto?? Quello che ha cantato in alcuni concerti con cappello all'indiana? Ha uno sguardo ammicante che seduce. Bello, tenebroso e amante della musica. L'avete capito chi? Bè, è JASON KAY, LEADER DI JAMIROQUA, nome composto da due elementi: Jam da Jamsession musicale, cioè quando musicisti suonano senza un filo logico; Iroquai dalla tribù Indiana degli Irochesi. Il simbolo di JAMIROQUA ha una forma di un uomo, che a me sta simpatico, con grosse corna in testa come sotto.

Jason nasce il 30 dicembre 1969 a Stretford, Manchester, e ha la musica nel Dna, visto che la madre è cantante jazz nei nightclub e nei '70 tiene uno show in Tv. Ha fatto di tanti colori nella sua vita da ragazzino, infatti fu cacciato in galera... Cosa fece di grave? Bè, non dico altro e per saperne di più sulla sua vita, visita... http://www.sonorika.com/artisti/973/jamiroquai.html
Per capire perchè è così famoso per la sua mania dei cappelli sotto potete vedere alcuni suoi strani "cosi" in testa che si porta quasi sempre in ogni concerto... e non lo sfigurano, anzi si rende così troppo SEXY! Dico troppo! XD
  
 
Quindi, dopo le foto osservate, il suo stile "mania cappello" mi ha ispirato che è davvero bello indossare un cappello capace di dare valore ai lineamenti del volto... io propongo... con la speranza che vi piaccia. Questi cappelli non riguardano solo gli uomini, ma anche le donne che oggigiorno si divertono di indossare un pò di maschile per essere trendy!!
   
  Se anche voi avete la mania del cappello come JASON KAY potete immergervi nel sito delle vostre brame http://www.cappellishop.com/ .... BUONA NAVIGAZIONE!
A chi del sesso maschile che ha deciso di sposarsi potrebbe osare con ;) Come TOTTI che portava il suo bel cilindro grigio chiaro, mentre Ilaria si cedeva a lui, pronta per pronunciare il famoso "Sì".
Ma ora vi chiedete: "Se si toglie il cappello com'è? I suoi capelli some sono? Gli occhi spesso calati dall'orlo del cappello come sono in realtà?" vero? (mi riferisco alle ragazze XD o anche a gay)
Eccovi soddisfatti! E' proprio un vero sexy symbol con quel ciuffo disordinato, che sembra spettinato. Bè a me sembra al "JHONNY DEPP" vero?
 
Jason kay oltre l'amore per la musica, ama anche la moda, per cui ha firmato una mini-collezione da 15 capi con HUGO BOSS. Sotto vedi le foto dove Kay posa per Hugo Boss.
L'unico neo è che Jason non ha pensato di proporre di posare con i suoi famosi cappelli per conferire uno stile più originale, più magico... insomma uno stile tutto suo.
E io ho approvato, perchè la proposta mi ha ispirato davvero e spero di aver soddisfatto quel lettore. Grazie.
*****LILY****
1/22/2007
Grazie per le 2000 visite...
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Ammetto che mi avete preso sprovvista di parole ancora una volta... vi devo dare i ringraziamenti ancora più nobili, più ricchi del mio bene per i lettori che siete VOI...
Il mio salotto si è trasformato in un salone... se siete tanti devo metterci più spazio... ma a che cosa? Non lo so... Potete dirmi cosa desiderate vedere nel mio sito.
Devo metterci qualcosa di speciale? O qualcosa che vi regala un sorriso?
Devo spolverare quell'angolo, così qualcuno può appoggiarvi senza temere di sporcarsi, così almeno lascia sufficientemente un piccolo spazio per gli altri.
Comunque, non importa preoccuparsi per cose meno importanti, perchè la cosa più importante è che non sono SOLA, che ci SIETE VOI, a farmi sorridere e farmi chaicchierare con voi.
Ammetto che ho imparato tante cose da questo blog, oltre il linguaggio html, ho imparato di poter legare perfino con chi ha diversi gusti dai miei. I dark per esempio mi colpiscono tanto con le loro imamgini così misteriosi e con le loro parole così sfacciate, forti e diretti. Insomma un "vaffanculo" aperto, una parolaccia, che invece di offendere,attira amichevolmente.
Le pink girls invece sono troppo dolci, zuccherate... avide della moda, ma con una gran arte di fornire delle linee più nuove. I fans-manga sono quelli che amano parlare attraverso delle immagini invece delle parole... lasciano in pubblico le più belle foto dei manga che ci incantano. I SUPER-ROMANTICI sono troppo romantici, che vivono nella fiaba tra le fate e il principe azzurro. I loro sogni ci insegnano di essere "bambine", ossia di guardare nelle cose il lato più bambinesco, colorato e positivo. Di solito loro scrivono quasi smepre di amore, d'amicizia. E ce ne sono altri: ULTRAS, PROFESSORI DI HTML, BRUCIATI DI PASSIONE... Bravi TUTTI!!!!
Insomma siamo proprio tutti diversi. Ma legati da un unico filo... filo dell'INTERNET. E ci stiamo integrando perfettamente. E' una nuova realtà, la noStra REALTA'.
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